Tubercolosi urogenitale

La tubercolosi urogenitale rappresenta circa un terzo delle forme di tubercolosi extrapolmonare. Il tasso di nuove infezioni è pari al 5% circa. Durante la tubercolosi primaria o nel corso di una riattivazione di un pregresso focolaio il micobatterio viene disseminato per via ematica. A seconda della sua virulenza e della responsività del sistema immunitario del paziente esso può essere neutralizzato o permanere nell'organismo in maniera silente per lungo tempo (anche 20 anni) e alla fine riattivarsi. Quando i micobatteri penetrano nel sistema pielo-caliceale del rene ha inizio la fase florida della tubercolosi urinaria. In questo caso si formano le lesioni tipiche dell'infezione, quali distruzione delle papille renali, formazione di "caverne", stenosi ed amputazioni dei gruppi caliceali.

Analogamente alla forma polmonare la terapia primaria della tubercolosi urogenitale è antibiotica. La chirurgia è riservata ai casi in cui la terapia farmacologica non risulta efficace o le lesioni a carico delle vie urinarie esitano in ostacolo al deflusso dell'urina con compromissione funzionale del rene. La prima fase della terapia antibiotica prevede la combinazione di 3 medicamenti che devono essere assunti per 2 o anche 4 mesi, fino a che, cioè, non si documentano più micobatteri nell'esame colturale dell'urina (cosiddetta "conversione stabile"). A questa segue la fase della stabilizzazione, che ha l'obiettivo di impedire una recidiva dell'infezione. Se durante questo tempo non si producono resistenze batteriche all'antibiotico e se non vi è stato precedente trattamento medicamentoso per tubercolosi, è sufficiente per la stabilizzazione un periodo di 6 mesi. Altrimenti la terapia va protratta per un totale di 9 o anche 12 mesi. I farmaci di prima scelta sono rifampicina, isoniazide e pirazinamide. L'etambutolo ha un efficacia inferiore. Essi vanno assunti in monodose giornaliera. La riduzione della durata della terapia ad 1 anno o anche meno porta ad un risparmio della spesa medica e probabilmente anche ad una migliore compliance del paziente nei confronti dell'assunzione dei medicamenti.